IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE E LE PROSPETTIVE PER L'ITALIA

Il 18 aprile il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha pubblicato il consueto rapporto sull’economia globale (World Economic Outlook-WEO) redatto in occasione degli Spring Meetings in corso a Washington.

Secondo il FMI migliorano le prospettive per l'economia italiana, che resta però "significativamente sotto il suo potenziale" e fanalino di coda dell'Eurozona: siamo infatti in crescita dello 0,8% quest'anno e nel 2017.

Le stime sono inferiori rispetto a quelle del Documento di Economia e Finanza (Def) presentato al Parlamento il 12 aprile, che prevede per il 2017 una crescita del PIL reale dell'1,1% e per il 2018 dell'1%. Più ombre anche sul deficit e sul debito rispetto al Def.

L'Istituto guidato da Christine Lagarde stima un deficit/PIL al 2,4% nel 2016. Nel 2018 il dato è atteso all'1,4% e nel 2022 è previsto il pareggio di bilancio, con un rapporto debito/pil che torna al 121,3% (132,8% quest’anno e 131,6% nel 2018). Inoltre, l'istituto di Washington prevede prezzi al consumo nel 2017 e nel 2018 pari all'1,3% contro il -0,1% del 2016. Infine, il tasso di disoccupazione in Italia resta alto (il più alto dell’eurozona) ma in miglioramento (11,4% nel 2016 e 11% nel 2018).

Nell’Eurozona, la crescita si avvicinerà "solo gradualmente" all'obiettivo fissato dalla Banca Centrale Europea (2%) raggiungendo l'1,9% nel 2022. Una ripresa incompleta sul fronte del PIL, dell'occupazione e dell'inflazione, con un peso notevole dei non performing loan" (npl), la cui soluzione è una "priorità cruciale".

Il Fondo insiste sull'importanza della supervisione, di riforme dei regimi di insolvenza e la creazione di mercati del debito sotto stress. Anche il completamento dell'Unione bancaria resta cruciale. Pesano due incertezze politiche sull’economia europea: l'avvicinarsi delle elezioni in vari Paesi e la relazione futura tra l'Unione Europea e il Regno Unito dopo il referendum sulla Brexit.

Sulla crescita globale, il Fondo è cautamente positivo: dopo un +3,1% registrato nel 2016, si raggiungerebbe il 3,6% nel 2018. Tra i rischi da scongiurare, tuttavia, le misure protezionistiche, un passo più veloce del rialzo dei tassi in Usa, una diminuzione competitiva delle regole finanziarie, una inflazione bassa e una crescita "anemica" della produttività, tensioni geopolitiche, eventi climatici estremi, terrorismo, corruzione e preoccupazioni legate alla sicurezza. Ecco perché, urgono il Fondo, servono azioni da parte dei singoli Paesi, oltre a una cooperazione rafforzata multilaterale.

Su quest'ultimo punto, le aree prioritarie includono il mantenimento di un sistema commerciale aperto, la salvaguardia della stabilità finanziaria globale e sistemi fiscali equi. A fare da traino alla ripresa, continuano ad essere le economie emergenti e in via di sviluppo. 

Fonte_FeBAF_Newsletter settimanale n. 10/2017

Giovedì, 20 Aprile 2017